Il Fujitsu Micro Marty: un grande flop hardware

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FM Towns era una variante ai PC classici, che fu costruita dalla giapponese Fujitsu dal febbraio 1989 fino all’estate del 1997. Il nome FM Towns era la combinazione di tre parole: “Fujitsu Micro” per rappresentare il produttore giapponese e “Towns“, parola simbolo del progetto. Towns fu derivato eliminando (per semplicità di pronuncia) una lettera da Townes, il nome in codice del progetto durante lo sviluppo. Questo nome era stato dato, come consuetudine in Fujitsu in omaggio a Charles Hard Townes, uno dei vincitori del premio Nobel per la Fisica nel 1964 e professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT), Cambridge, Massachusetts, USA. Towns era iniziato come un progetto per le applicazioni multimediali e i giochi PC, ma in seguito fu modificato per renderlo compatibile con i normali PC.

Con scelte multimediali molto spinte, il FM Towns era un sistema avanzatissimo per l’epoca basato su un processore Intel 80386DX a 16 MHz e con l’innovativa opzione di video overlay a diverse risoluzioni (così che si potessero leggere i minuscoli caratteri ad alta risoluzione su un gioco a più bassa risoluzione), ma il pubblico non lo consacrò mai come un successo. Neppure la release di una versione portatile (FM Towns II) e il supporto esclusivo dato dai popolari giochi Ultima riuscì a far esplodere la passione al di là dello status di computer di nicchia. Alla fine il Towns perse molti dei suoi elementi unici quando fu aggiunta la modalità DOS/V (un clone dei PC classici con DOS e supporto per la lingua giapponese) e Fujitsu decise di chiudere la produzione di hardware specifico per l’FM Towns e concentrarsi sui cloni dell’IBM PC, che molti produttori giapponesi iniziarono a produrre in massa dalla metà degli anni novanta.

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RCA Studio II, una console nata vecchia

rca studio

RCA (Radio Corporation of America) era negli anni ‘70 uno dei più grandi produttori americani di apparecchi elettronici ma era rimasto tagliato fuori dal nuovo mercato delle console dopo aver colpevolmente snobbato il progetto del “videogame-system” da collegare alla TV proposto da Ralph Baer, che fu qualche tempo dopo concretizzato da Magnavox con la sua storica e strafamosa Odyssey.

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Sharp X68000, l’home computer “made in Japan”

Sharp X6800

Spesso chiamata anche X68k, si tratta di un vero e proprio home computer made in Japan e prodotto dalla Sharp Corporation, il quale ha vissuto un’ottima carriera come sistema per videogiochi.

Il cuore di questa macchina è una CPU Motorola 68000, adottata anche negli stessi anni da Amiga e Atari ST. Ma le differenze si fermavano qui, perché come vedremo meglio, vista per intero la X68000 si presentava superiore a queste ultime, almeno nelle sue configurazioni iniziali.

Siamo nel 1987, e sul mercato fa la sua comparsa questa nuova macchina. La sua CPU, come abbiamo detto, è condivisa anche da altre macchine, ma, in questo caso, “viaggia” con qualche megahertz in più, arrivando a 10 MHz.

Il design si presenta differente da quanto era usuale per l’epoca, un doppio tower interconnesso con al centro una maniglia, e pensato per essere esposto in verticale. Inizialmente erano presenti due floppy driver da 5,25″, i quali lasciarono poi il posto a un doppio drive da 3,5″.

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Microvision, la prima console portatile a cartucce

Microvision

Il Microvision, grazie ai propri aspetti innovativi, viene incluso a pieno titolo fra le prime console portatili della storia.

Sviluppato nel lontano 1979 da Jay Smith e distribuito dalla statunitense Milton Bradley Company, Microvision possedeva varie peculiarità tecnologicamente avanzate, tipiche dei più moderni handheld game.

Tale console può essere considerata come un Game Boy piuttosto rudimentale: dotata di uno schermo a cristalli liquidi da 16 x 16 pixel e funzionante a batterie, necessitava dell’inserimento di apposite cartucce di gioco perché entrasse in funzione.

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PlayStation, l’avvento di un mito

PlayStation

La PlayStation è certamente una delle console di gioco più diffuse al mondo, quando venne lanciata sul mercato, nel 1994 (nel solo Giappone), fu una vera rivoluzione nel campo video ludico.

Sviluppata dalla Sony Computer Entertainment il progetto prese il via ben 8 anni prima del rilascio. Sembra strano a dirsi, ma il merito, nel bene e nel male, della nascita della PlayStation è da attribuirsi ad una idea della Nintendo.

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Storia del videogame: le crisi del mercato videoludico

Crisi 1983

Il mercato videoludico è in continua espansione, però, come tutte le tipologie merceologiche, subisce cicli di alti e bassi. Due in particolare hanno afflitto il settore videogiochi: nel “1977″ e soprattutto nel “1983″.

Entrambi furono momenti cruciali nella storia del settore e misero i grandi produttori di fronte a scelte decisive e/o rovinose cadute.

La crisi del 1977 fu, tuttavia, la meno pericolosa per il settore, anche se portò alla fine della prima generazione di videogiochi. In quegli anni i videogames uscivano senza alcuna innovazione e portando, quindi, ad una saturazione del mercato. Da notare che le console prodotte contenevano un solo gioco, risultando quindi noiose sul lungo termine.

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Il Sega Saturn, una console a 32 bit

Sega Saturn

Il Sega Saturn, evoluzione del Sega Mega Drive, fu presentato da Sega nell’Ottobre 1994 in Giappone, nel Maggio 1995 nel nord America e qualche mese più tardi in Europa.

Inizialmente i successi di questa console si affiancarono a quelli del Super Nintendo, ma ben presto lasciarono il posto all’arrivo della Playstation di Sony e del nuovo Nintendo 64.

Il Saturn appartiene alla generazione delle console a 32 bit, con un hardware capace di erogare una potenza audiovisiva notevolissima (ovviamente commisurata agli standard del tempo), orientata particolarmente agli ambienti grafici bidimensionali (i migliori risultati si ottennero proprio nel 2D).

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Una meteora di nome Vectrex

console Vectrex completa di monitor e joystick

All’inizio degli anni ‘80 tutto il mondo dei videogiochi è in subbuglio con uscite a raffica nel mercato di console e con giochi sempre più potenti e all’avanguardia.

Fra le tante proposte per l’home gaming, ve ne fu una molto avanti sui tempi, ed ebbe naturalmente vita breve.

Stiamo parlando di Vectrex, sviluppato da Smith Engineering/Western Technologies e inizialmente distribuito da GCE (General Consumer Electric), immessa sul mercato sul finire del ‘82.

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Game Boy, piccola rivoluzione

Game Boy console

Nel 1989, avviene una piccola rivoluzione: il mondo dei videogiochi cambia e diviene “portatile”.

Il cambiamento è dovuto a tante case dai nomi altisonanti come Atari, Sega, Neo Geo… e una certa Nintendo che, allora come oggi, riesce a capire il mercato che la circonda, dopo essersi già distinta all’inizio degli anni ‘80 per la propria produzione di piccole console portatili.

Prima del 1989, quelle che vennero messe in commercio non erano delle vere e proprie console portatili. In gran parte dei casi ci si trovava di fronte a varie luci fisse a schermo e un soggetto in basso che scorreva a destra e sinistra.

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Quando il Neo Geo divenne tascabile

Neo Geo Pocket Color

Nel 1998 uscì sul mercato giapponese, e di Honk Kong, una versione tascabile del Neo Geo, la console che anni prima aveva impresso una spinta in avanti alla tecnologia dell’intrattenimento videoludico. Nonostante alcuni giochi apprezzabili e la fama dovuta al successo del suo predecessore da salotto, il Neo Geo Pocket fu subito un flop.

Lo schermo monocromatico come quello del Game Boy non aveva suscitato l’interesse del pubblico. Incassata la delusione, gli ingegneri della SNK si rimisero subito al lavoro e presentarono nel 1999 una versione a colori.

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Intellivision by Mattel, TV “intelligente” a 16 bit

Mattel Intellivision

L’Intellivision era la console con cui la Mattel cercò, nel 1980, di imporsi sul nascente mercato dell’intrattenimento videoludico, provando a far concorrenza all’Atari 2006, allora leader incontrastato.

Tutto iniziò nel 1977, quando a Richard Chang, capo dipartimento della sezione design e sviluppo dei giocattoli Mattel, venne l’idea di produrre una console per videogiochi. I vertici aziendali erano riluttanti all’idea di competere con la console di casa Atari, prevedendo un flop. La Mattel allora ripiegò momentaneamente sul più modesto obiettivo di produrre giochi elettronici, molti dei quali si rivelarono un successo. Dopo questa breve pausa il progetto dell’Intellivision ripartì e la macchina comparve sugli scaffali dei negozi di Fresno, in California, nel 1979 con quattro videogiochi: Poker & Blackjack, Math Fun, Armor Battle e Backgammon.

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Atari Lynx, il flop portatile

Atari Lynx - Logo e console

Quando viene prodotto un nuovo componente hardware, e viene dotato delle migliori tecnologie tali da renderlo superiore alla concorrenza, ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte a un successo.

E invece la storia insegna che i videogiochi sono un campo particolare, e non sempre il migliore è colui che vince sulla carta.

Ecco in estrema sintesi la storia della console portatile Lynx prodotta da Atari nel 1989.

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Mario e Luigi, Bros senza tempo

Mario e Luigi

I Bros, appunto Mario e Luigi, sono certamente la coppia di eroi dei videogame più famosa in assoluto. Baffoni neri, naso e mento pronunciati mostravano una loro origine italo-americana, pare anzi che il nome Mario derivi appunto da quello del proprietario, italo-americano, dello stabile in cui aveva sede la Nintendo, in America, agli inizi degli anni ‘80.

Ma forse le cose non sono andate proprio così, infatti, fatta eccezione per il nome, l’aspetto di Mario e Luigi non è una scelta stilistica ma è dovuto a necessità tecniche dell’epoca. A quell’epoca la tecnologia e le prestazioni delle console di gioco non erano tali da permettere un buon dettaglio di personaggi e paesaggi, per questo motivo la Nintendo utilizzò gli enormi baffoni e le le basette per mettere in rilievo il naso e le orecchie. Anche il berretto non era li per caso ma per evitare di dover pensare al movimento dei capelli, e anche la salopette serviva per semplificare il lavoro e rendere maggiormente visibile i movimenti delle braccia e del tronco.

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Il Neo Geo, il “nuovo mondo” dei videogames

Neo Geo

Il Neo Geo è una di quelle console che può vantarsi di aver lasciato un segno nella storia dei videogames. Non tanto per il numero di pezzi venduti, quanto per il fatto che per la prima volta i giochi da sala e quelli con cui ci si poteva divertire nel salotto di casa erano identici sotto ogni aspetto. Le caratteristiche hardware erano, infatti, le stesse e non c’era quindi alcun bisogno di eseguire delle conversioni.

Anche se la SNK aveva classificato il proprio prodotto come console a 24 bit, in realtà si trattava di una macchina multiprocessore 8/16/32 bit. Il nome scelto dai produttori era emblematico: Neo Geo, ovvero nuovo mondo. E questa macchina apriva davvero nuovi orizzonti, segnando il passaggio fra la quarta e la quinta generazione di console.

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