Quando il C64 è stato lanciato dalla Commodore nel 1982 è subito diventato il computer ad 8-bit più famoso. Il suo basso costo, la sua grafica superiore, un suono di alta qualità e i suoi 64 KB di RAM lo hanno reso il vincitore del settore dei computer casalinghi, a scapito dei vari concorrenti Atari, Texas Instruments, Sinclair, Apple e IBM.
Con oltre 30 milioni di unità vendute e l’introduzione di una nuova generazione nel mondo dei computer e della programmazione, il C64 ha scosso il settore videogiochi e innescato fenomeni culturali. Negli ultimi anni, il C64 ha goduto di una spettacolare ripresa che si è manifestata in un ritorno al passato e alla riscoperta dei vecchi videogame, il cosidetto fenomeno del retrocomputing.
Il formato PDF ha assunto negli ultimi anni una crescente importanza come mezzo di scambio dei documenti elettronici. Standard internazionale aperto ISO dal 1 luglio 2008 (ISO 32000-1:2008 Document management (Portable document format) Part 1: PDF 1.7), il PDF rappresenta ormai una soluzione comune alle necessità di interscambio di informazioni formattate e immodificabili indipendentemente dall’ambiente di sviluppo con cui esse vengono create.
L’inarrestabile evoluzione e successo odierno del formato PDF nasce dalle intuizioni di John Warnock, uno dei fondatori di Adobe, e convinto sostenitore delle grandiose possibilità dell’ufficio elettronico.
Gundam è una delle icone più famose dei cartoni animati, dei fumetti e dei videogames giapponesi degli ultimi trent’anni, un robot che è diventato famosissimo in tutto il mondo, conquistando una moltitudine di fan. La serie Mobile Suit Gundam fu ideata nel 1979 da Yoshiyuki Tomino insieme al team Sunrise, con l’intenzione di presentare una serie robotica molto realistica, incentrata su una domanda: perché gli uomini continuano a farsi la guerra?
Proprio quest’anno ricorrerà il trentennale della nascita del famoso robot, e per festeggiare l’evento in Giappone si sta persino costruendo un mastodontico Gundam in scala 1/1 (alto 18 metri), posizionato all’Odaiba’s Shiokaze Park in Tokyo e che riproporrà il Gundam RX-78-2, ovvero il primo Gundam in assoluto. L’11 luglio il grande Gundam verrà esposto al pubblico e sarà davvero un momento spettacolare, dato che la statua si potrà illuminare, potrà emettere del fumo e la testa potrà muoversi in tutte le direzioni.
Compie cinquant’anni la Cep, acronimo per Calcolatrice elettronica pisana, il primo computer interamente progettato e realizzato in Italia. Nacque per suggerimento di Enrico Fermi. Le province di Pisa, Lucca e Livorno nel 1953 stanziarono la somma di 150 milioni di lire (una cifra enorme per l’epoca; rivalutata ad oggi corrisponderebbe ad oltre 2 milioni di euro) per la realizzazione di un sincrotrone, che poi fu costruito a Frascati. Fermi suggerì di utilizzare la maggior parte di quel finanziamento per progettare e costruire un calcolatore elettronico.
Nel lontano 1981 la Sega iniziò a sondare le acque per il lancio di una console da giochi tutta fatta in casa, il Sega Game 1000, sviluppata attorno al potente processore NEC 780C (un clone del più noto Zilog Z80) a 3.5 MHz. La console, sospinta anche da 16kbit di memoria RAM, 16 kbit di memoria video, da un processore video Texas Instruments TMS9928A e uno audio Texas Instruments SN76489, fu finalmente lanciata sul mercato giapponese il 15 luglio 1983 (lo stesso giorno del rivale Nintendo Famicom!).
Dopo qualche anno di modesti successi nel 1985 Sega decise di espandersi anche in Australia, Europa e Sudafrica. Il concetto di una macchina da giochi a cartuccie era di grande interesse industriale e date le buone possibilità di guadagni con la vendita di giochi iniziarono a spuntare molti cloni, come l’Othello Multivision della Tsukada Original e il Telegames Personal Arcade (che poteva far girare sia i giochi Colecovision che quelli SG-1000).
Il passato videoludico è costellato di stelle luccicanti che si sono imposte all’attenzione del mondo. Fra queste si ricorderà con piacere quella a 8-bit del Nintendo Famicom, piattaforma per videogiochi uscita in Giappone nel luglio 1983 e poi diffusa nel mondo americano (col nome di Nintendo Entertainment System o NES) nell’ottobre 1985, e alla fine anche in Europa a partire dal settembre 1986. Il clamore di quella storica console fece da stimolo alla nascita delle prime storiche software house e delle franchise più floride (Donkey Kong, Mario Bros, Pinball ecc). A quasi ventisei anni di distanza il successo della console (e dei suoi cloni) prosegue ancora grazie allo scadere dei brevetti ventennali Nintendo (ormai liberi a tutti per l’uso commerciale) e all’interesse per soluzioni a basso costo nel sud-est asiatico.
L’evoluzione delle tecniche computazionali e di processamento dati moderne ha radici profonde nello sviluppo della tecnologia di processori sempre più complessi che si sono succeduti a ritmi forsennati nell’ultimo ventennio. Ma quello che viene ricordato come il primo microcontrollore programmabile a basso costo è il PIC (Peripheral Interface Controller), acronimo noto in ambiente elettronico per la sua semplicità, occupazione limitatissima di spazio e basso costo.
Pochi giorni fa un annuncio shock ha fatto tremare molti appassionati del mondo informatico memori della grande ascesa di Internet negli anni novanta. Yahoo ha annunciato che lo storico marchio GeoCitieschiuderà presto e già da ora non accetta più nuovi iscritti.
GeoCities nacque nel 1994 dalle menti di David Bohnett e John Rezner con il nome di Beverly Hills Internet, come una piccola società californiana di hosting e sviluppo. Nessuno poteva immaginare il futuro del Web, ma già allora le intuizioni dei giovani programmatori americani erano brillanti. Nel 1995 la BHI rese pubblico il suo sistema di contenuti Web “sociali” a cui avrebbero in seguito contribuito migliaia di utenti. In quella che divenne nel tempo una vera e propria comunità virtuale vennero organizzati sei vicinati divisi per passioni: “Colosseum” (sport), “Hollywood” (film e TV), “RodeoDrive” (shopping), “SunsetStrip” (rock), “WallStreet” (economia e finanza) e “WestHollywood” (comunità gay).
Riponete per un momento il vostro iPod e lasciatevi prendere dall’emozione di sentir girare un vinile.
Probabilmente ai più giovani di voi manca del tutto questo tipo di esperienza se non avete almeno curiosato fra gli LP di qualcuno più attempato.
Il vinile sembrava morto pochi anni fa ma grazie agli audiofili, ai nostalgici, ai collezionisti, e soprattutto agli amanti del vintage, sta indubbiamente vivendo una nuova giovinezza e le vendite di 33 giri (ristampati) sono tornate a salire.
Se volete riscoprire il calore del suono analogico, quello che presentiamo oggi è un giradischi che ha fatto storia a sè, probabilmente non il migliore in senso assoluto ma, a parer mio, il più bello: il Beogram 1200 della danese Bang & Olufsen.
La IBM lo vendeva come computer portatile, certo agli inizi dell’era informatica i computer portatili erano pesantucci, ma certo non arrivavano ai 35 kg dell’IBM 5110.
Anche il prezzo risultava molto lontano dai prezzi di altri computer destinati al pubblico, infatti si aggirava sui 15.000 dollari
Entrato in commercio nel 1978 era il successore dell’IBM 5100, rimase in commercio per 3 anni. Era dotato di un monitor 5 pollici in bianco e nero (come quello degli altri modelli portatili dell’epoca) con una risoluzione di 64 caratteri per 16 linee. Poteva utilizzare due driver, uno interno e uno esterno per supporti a nastro magnetico in grado di memorizzare fino a 204 KB, opzionalmente poteva essere anche dotato di uno o due floppy disk da 8 pollici che espandevano la capacità di memorizzazione totale oltre i 4 MB.
Come risulta dai dati di vendita, il settore delle console e dei videogame portatili sta vivendo in questi ultimi anni un vero e proprio boom economico e di interesse da parte del pubblico. Il Game Boy prima, il Nintendo DS e la PSP ai giorni nostri hanno infatti raggiunto standard qualitativi di alto livello e vantano giochi eccellenti. Ma questo specifico segmento videoludico vanta origini ben più lontane e, per certi versi, un po’ oscure.
Alcuni dei giochi portatili più interessanti sono datati 1982, quando Bandai Electronics (ancora ben lontana dalla fusione con Namco) lanciò una serie di videogame, denominati LCD Solarpower, che funzionavano grazie all’energia fornita dal sole o dalla luce elettrica, “recepita” da alcune cellette.
di
Barbara Celli -
Mercoledì 15 Aprile 2009 alle 08:41
Il Kenbak-1, designato dal “Computer History Museum” e dall’”American Computer Museum” come primo “personal computer” al mondo, fu, più precisamente, la prima macchina stored-program (ovvero basata sull’architettura di von Neumann) e ideata per l’uso personale disponibile in commercio.
Progettata principalmente per scopi educativi da John Blankenbaker della Kenbak Corporation nel 1970, fece la propria comparsa l’anno seguente ad un convengo di insegnanti della scuola secondaria e fu venduta al prezzo unitario di 750 $.
Il Commodore 64, uscito nell’agosto 1982 e vissuto fino all’aprile 1994, raggiunse l’incredibile numero (per l’epoca) di di 30 milioni di pezzi venduti conquistando, all’apice delle sue fortune, un market share del 40% e quasi 5 milioni di pezzi prodotti l’anno.
Passata la stagione dei fasti, del Commodore 64 ci rimangono i ricordi, i manuali che descrivevano i suoi processori grafico VIC-II e sonoro SID e, forse, ancora qualche esemplare inscatolato nel solaio di casa.
Ma non per questo si deve dire fine al divertimento di un tempo con classici videogame come Donkey Kong, Ghostbusters, Emlyn Hughes International Soccer, ecc. Gli sforzi di un ragazzo tedesco amante di questa piattaforma, Christian Bauer, hanno infatti dato vita ad un emulatore che oggi fa parlare molto di se: Frodo.
Il primo grande successo nella progettazione di quei complessi calcolatori, conosciuti come super-computer, è da attribuire indubbiamente al Cray-1, sviluppato nel 1976 dalla Cray Research del Minnesota.
Sostanzialmente, si trattava di una macchina con una potenza senza pari e con una mole tale da esortare Seymor Cray, direttore del team di progettisti, a ideare un particolare sistema di raffreddamento al Freon (il CDC6600 Freon-cooling system) per dissipare le enormi quantità di calore prodotte ed evitare la plausibile fusione.
Il CRAY-1 offriva, di fatto, prestazioni impensabili per l’epoca: aveva una potenza di 160 megaflops, ovvero era in grado di eseguire 160 milioni di operazioni floating-point al secondo, e possedeva una memoria principale di 8 megabyte.
Per anni, Atari parlò di avere in progetto la realizzazione di una versione portatile del sistema ST, ma fu solo verso la fine del 1989 che fu annunciata la nascita di STacy.
Pensato principalmente per un target di musicisti professionali era, infatti, l’unico portatile dell’epoca a disporre di porte MIDI di serie.
STacy completò le caratteristiche base di un ST con la propria CPU integrata, una pratica tastiera, un dispositivo di puntamento di tipo trackball, un hard disk opzionale e uno schermo LCD in bianco e nero da 9″, in grado di operare unicamente in modalità grafica 640×400 (altri standard grafici, potevano essere utilizzati solo ricorrendo ad un monitor a colori esterno).
Un innovativo progetto, Keeping Emulation Environments Portable (KEEP), è stato presentato qualche giorno fa per la felicità di tutti gli entusiasti del mondo tecnologico andato. Il progetto, che si avvale della collaborazione di varie entità in tutta Europa, ha ricevuto 3,15 milioni di euro di sovvenzioni dalla Comunità Europea nel Settimo Programma Quadro per la ricerca e sviluppo tecnologico e nasce con l’ambizione di far risorgere tutti i formati usati da file di computer dal 1970 in poi.
La gente non ci pensa due volte a salvare i file in formato digitale - da foto prese con un telefonino ad archivi nazionali o regionali
ha commentato la dottoressa Janet Delve, storica mente informatica dell’Università di Portsmouth e uno dei partner del progetto.
Ma ogni file digitale rischia di essere perso per il degrado oppure per la tecnologia usata per leggerlo che può sparire del tutto.
di
Gino Giorgetti -
Mercoledì 18 Febbraio 2009 alle 08:59
Nel 1975 la IBM introdusse sul mercato il suo primo personal computer, l’IBM 5100.
Si trattava di un computer portatile, nonostante pesasse 25 kg, con tutto il necessario integrato nel case. Era in effetti un computer desktop se non fosse stato per le batterie integrate. Dotato di un display in bianco e nero(o verde e nero) da 5 pollici con una risoluzione dal 16 linee per 64 caratteri.
di
Savio Bellini -
Venerdì 6 Febbraio 2009 alle 08:01
Spesso chiamata anche X68k, si tratta di un vero e proprio home computer made in Japan e prodotto dalla Sharp Corporation, il quale ha vissuto un’ottima carriera come sistema per videogiochi.
Il cuore di questa macchina è una CPU Motorola 68000, adottata anche negli stessi anni da Amiga e Atari ST. Ma le differenze si fermavano qui, perché come vedremo meglio, vista per intero la X68000 si presentava superiore a queste ultime, almeno nelle sue configurazioni iniziali.
Siamo nel 1987, e sul mercato fa la sua comparsa questa nuova macchina. La sua CPU, come abbiamo detto, è condivisa anche da altre macchine, ma, in questo caso, “viaggia” con qualche megahertz in più, arrivando a 10 MHz.
Il design si presenta differente da quanto era usuale per l’epoca, un doppio tower interconnesso con al centro una maniglia, e pensato per essere esposto in verticale. Inizialmente erano presenti due floppy driver da 5,25″, i quali lasciarono poi il posto a un doppio drive da 3,5″.
di
Orazio Tassone -
Mercoledì 4 Febbraio 2009 alle 15:35
Bella sorpresa questa mattina sulle pagine di ICTv, si tratta di Teknokult e per la prima puntata propone l’indimenticabile Grillo Parlante (del quale abbiamo già parlato su oneVintage):
Ormai fa parte della quotidianità entrare nella nostra automobile e accendere la radio: è divenuto un gesto abituale, la vendono nel kit base e anche per coloro che, nonostante i tempi, con la tecnologia hanno poco a che fare, l’autoradio fa parte della nostra quotidianità. Ma quando nasce l’idea?
L’autoradio nasce nel 1930 quando i fratelli americani Paul e Joseph Galvin produssero la prima radio concepita per l’automobile che prese il nome di Motorola in relazione al concetto di “Sound in Motion” (suono in movimento), nome che poi divenne nel 1947 l’identificativo della celebre azienda che tutti noi conosciamo.