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Tommaso Tagliaferri -
Giovedì 31 Luglio 2008 alle 10:21

La fotocamera digitale ha iniziato a farsi largo nel panorama fotografico verso le fine del millennio e spopolato in questi ultimi anni; probabilmente in pochi si chiedono quale sia stata la sua antenata. Era il 1975 quando il ricercatore Steve Sasson sviluppò per Kodak la prima macchina fotografica digitale.
Era uno strumento non facilmente trasportabile e con dei tempi di salvataggio dei file decisamente lunghi, occorrevano infatti 23 secondi per archiviare un’immagine in bianco e nero e trasferirla sul supporto magnetico di memoria: una normalissima cassetta audio.
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Mauro Di Gregorio -
Mercoledì 30 Luglio 2008 alle 08:18

Il primo shoot ‘em up dotato di light gun della storia dei giochi da sala è nato in America nel 1936.
Il nonno di Operation Wolf e Time Crisis si chiamava Ray-O-Lite e ad una prima occhiata assomigliava un po’ ad un jukebox.
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Massimiliano Puccio -
Martedì 29 Luglio 2008 alle 08:16

Malgrado l’Atari Jaguar adesso sia un’icona di culto ironica, già durante gli albori fu considerata un tonfo completo a tal punto da convincere l’azienda produttrice a ritirarsi dall’industria dell’hardware.
Rilasciata nel 1993, la Jaguar era la significativa rivale delle console di Sega e Nintendo, ed era considerata una macchina dal punto di vista tecnico superiore a quelle presenti sul mercato.
Infatti l’Atari presentò la Jaguar come la prima console a 64bit (questa affermazione è fortemente criticata dai più esperti videogiocatori) prodotta insieme all’IBM con l’obiettivo di fabbricarla per solo $500 dollari al momento del lancio. Non molto se pensiamo che la PlayStation era stata lanciata ad un prezzo superiore.
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Roberto Deidda -
Lunedì 28 Luglio 2008 alle 09:56

Da non confondere con gli scacciapensieri di siciliana memoria, gli schiacciapensieri sono una serie di videogiochi portatili prodotti dalla Nintendo tra il 1980 e il 1991.
L’inventore, l’ingegnere giapponese Gunpei Yokoi, che già nel cognome aveva un qualcosa di ludico, ebbe la geniale intuizione di passare dal sistema precedentemente usato per i videogiochi portatili, il LED, alla tecnologia LCD, cioè i cristalli liquidi.
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Fabio Carletti -
Venerdì 25 Luglio 2008 alle 10:57

Lo Zilog Z80 è sicuramente la più longeva delle CPU a 8-bit. Presentato nel 1976 nel comune package a 40 pin, contava oltre 6000 transistor e una velocità di clock di 2.5 MHz.
Rimase in produzione (sostanzialmente immutato, tranne la velocità del clock che aumentò fino a 20 Mhz e ottimizzazioni che ne migliorarono i consumi) per vent’anni, fino al 1995.
Aveva un set di istruzioni espanso (158 rispetto alle 78 originali dell’8080) e offriva sostanziali miglioramenti ma era proposta ad un prezzo nettamente inferiore alla concorrente Intel.
A tutt’oggi lo Z80 è ancora utilizzato come “microcontroller” nell’elettronica di hard disk, fax e stampanti.
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Barbara Celli -
Giovedì 24 Luglio 2008 alle 10:36

Sebbene i primi videoregistratori furono introdotti nell’industria televisiva già dal 1956, solo negli anni ‘70 se ne ideò una versione in grado di leggere e registrare su cassette compatte.
Nonostante le buone premesse, il nuovo sistema di registrazione, denominato VCR (Video Cassette Recorder), stentava a decollare.
In primo luogo, il prezzo di vendita degli apparecchi si aggirava intorno agli 800 $ ed era decisamente un costo proibitivo per un mercato orientato ad un consumo domestico.
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Francesco Ferretti -
Mercoledì 23 Luglio 2008 alle 10:51

Successivamente all’introduzione delle schede perforate, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguirono, venne introdotto il nastro perforato (in realtà già presente a livello professionale), considerato da tutti come la sua naturale evoluzione.
Ma ciò che rivoluzionò il mondo fu il nastro magnetico, un supporto di memorizzazione di massa che prese piede negli anni ‘80 (a livello consumer) con capacità di memoria più elevate (parliamo di un minimo di qualche Gigabyte fino a qualche centinaia) e un modo diverso di memorizzare i dati, ma entriamo meglio nel dettaglio.
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Savio Bellini -
Martedì 22 Luglio 2008 alle 08:51

Siamo nel 1984, e Commodore prova a lanciare una nuova serie di Computer economici orientati non solo ai videogiochi, di cui la sigla era Commodore 264, e il modello di punta era il Commodore Plus/4.
Con questa piattaforma videro la luce tre macchine: il già citato Plus/4, il C16 e infine il C116, il più economico del lotto.
Nato per essere più economico ma più performante del Commodore 64, alla base vi era lo sviluppo di un nuovo componente, il TED (Text Editing Device), il cui compito sarebbe stato quello di gestire sia la grafica che il sonoro.
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Barbara Celli -
Lunedì 21 Luglio 2008 alle 08:37

Le videocamere odierne sono leggere, ultra-compatte, offrono un’ottima qualità audio e video e permettono la registrazione in formati compressi o su nastro magnetico, a seconda delle esigenze personali.
Ma, fino a qualche decennio fa, le cose stavano diversamente.
Secondo la “Consumer Electronics Association”, nel 1982, JVC e Sony annunciarono la messa a punto di una telecamera trasportabile, relativamente piccola e leggera, a cui era integrata un’unità di registrazione.
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Angelo Piazza -
Venerdì 18 Luglio 2008 alle 08:15

Chi tra voi ricorda la rivista Commodore Computer Club, CCC per gli amici?
Cominciò ad uscire nel lontano 1982 edita dalla System Editoriale, la rivista ha sicuramente rappresentato un grande punto di rifermento,
Citazione dal sito ready64.org che contiene una completa scansione di tutti i numeri di CCC:
“CCC è la rivista che più di ogni altra ha avuto il merito di formare la prima generazione di programmatori italiani”.
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Barbara Celli -
Giovedì 17 Luglio 2008 alle 10:04

Il Cubo di Rubik, o “Cubo Magico”, popolare rompicapo ideato nel 1974 dal professore ungherese Erno Rubik e inizialmente riservato all’ambiente didattico, conobbe un incredibile diffusione a partire dal 1980, anno in cui venne commercializzato dall’azienda americana Ideal Toys.
Si tratta del giocattolo più venduto della storia e, ad oggi, si calcola ne siano stati acquistati oltre 300 milioni di pezzi, fra originali e imitazioni.
D’altra parte chi, nella propria infanzia, non ha speso ore e ore nel vano e frustrante tentativo di risolvere l’enigma proposto dal gioco?
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Savio Bellini -
Mercoledì 16 Luglio 2008 alle 12:10

Oggi giorno, parlare di multimedialità sui computer casalinghi è la normalità. Elaborare un’immagine, ascoltare o registrare un file audio, o visualizzare e modificare un filmato, in ambito casalingo/amatoriale sono operazioni alla portata di tutti (o quasi).
Naturalmente non è sempre stato così, e anni fa, queste erano operazioni che richiedevano alte risorse.
Un primo passo per venire incontro a quelle che sarebbero state le richieste della futura utenza fu fatto da Intel, nel 1997, con l’introduzione di MMX.
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Francesco Ferretti -
Martedì 15 Luglio 2008 alle 08:37

Poco dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, più precisamente il 16 Febbraio 1946, fu presentato l’Eniac (Electronic Numerical Integrator And Computer), il primo calcolatore elettronico della storia, ponendo così fine all’epoca dei calcolatori meccanici e introducendo la prima generazione di computer.
Il progetto finanziato dal governo degli Stati Uniti, fu affidato a due scienziati, J. Mauchly e J. Eckert, la cui realizzazione comportò una spesa di quasi 500.000 dollari.
La sua enorme mole, occupava ben 180 metri quadrati, serviva per il funzionamento di 18.000 valvole termoioniche ed emanava un calore tale che, oltre che a far fondere le valvole ogni due minuti, provocò l’intero blackout del quartiere ovest di Filadelfia.
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Savio Bellini -
Lunedì 14 Luglio 2008 alle 10:57

Siamo nel 1994, quando Ross Smith, Gary Tarolli e Scott Sellers (di scuola SGI) insieme a Gordie Campbell fondano 3Dfx.
La nuova fabbrica, da subito nell’orbita della elaborazione grafica, alla fine del ‘95 si mette in mostra al grande pubblico dell’home computer con la presentazione la propria prima scheda di elaborazione grafica 3D: il Voodoo Graphic.
In questo periodo, era la CPU a farsi carico del rendering delle scene dei videogiochi, mentre ora con il nuovo Voodoo, la musica cambiava, con il nuovo chip SST-1 dotato di core a 50 Mhz, RAM a 50 Mhz, e un’unità di texturing TMU (Texture Management unit).
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Danilo Gialloreto -
Venerdì 11 Luglio 2008 alle 15:42

Il DIVX (DIgital Video Xpress) argomento di questo articolo, non è il famoso sistema di compressione video sviluppato dalla DivX Inc. e usato da milioni di persone, ma un tentativo della Circuit City e dello studio Ziffren, Brittenham, Branca e Fischer di creare un’alternativa valida al noleggio video classico negli USA.
L’idea principale era quella di vendere dei dischi (simili ai DVD), al prezzo di circa 4$, che integravano un nuovo tipo di protezione capace di rendere illeggibile il disco passate 48 ore dalla prima visione. Oltre le ore iniziali per rivedere il film si pagava una sovrattassa di circa 3,25$.
Purtroppo l’idea non ebbe successo soprattutto perché richiedeva che i lettori DVD fossero predisposti al DIVX, ma pochissime case produttrici e circuiti di distribuzione aderirono al progetto.
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Mauro Di Gregorio -
Venerdì 11 Luglio 2008 alle 08:03

Suoni, colori, memoria e ritmo. Erano gli elementi che caratterizzavano Simon, uno dei giochi elettronici più popolari degli anni ‘80. Simon era nato in America esattamente 30 anni fa, nel 1978, realizzato dalla Milton Bradley, e si era affermato subito come un successo mondiale tanto da divenire uno dei giochi più imitati di sempre.
Si trattava di un disco sul quale si accendevano uno alla volta quattro grandi bottoni colorati, ad ognuno dei quali corrispondeva una nota. Il giocatore doveva dimostrare la propria abilità replicando la sequenza sonora. Ad ogni giro, tale sequenza si allungava di un suono, fino divenire sempre più lunga e difficile da eseguire.
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Danilo Gialloreto -
Giovedì 10 Luglio 2008 alle 15:14

Il ColecoVision è l’interpretazione della seconda generazione di console per videogames della Coleco. Utilizzando lo stesso design del Mattel Intellivision montava un processore ZiLOG Z80 a 3.58 MHz e 8bit, slot per l’inserimento cartucce, chip audio Texas Instruments SN76489 e chip grafico Texas Instruments TMS9918 di tutto rispetto (256px X 192px di risoluzione, 32 sprites e 16 colori), riusciva a offrire un’esperienza di gioco in tutto e per tutto simile a quella dei giochi da bar.
La Coleco (fondata nel 1932) inizialmente produceva scarpe e borse di pelle (il nome completo è infatti Connecticut Leather Company). Con l’acquisto nel 1968 della Eagle Toys, che produceva flipper e giochi elettromeccanici, entrò nel mercato dei videogiochi riuscendo a divenire uno dei migliori produttori di console e principale concorrente di Atari.
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Fabio Carletti -
Giovedì 10 Luglio 2008 alle 09:54

Touch Me fu sviluppato originariamente dall’Atari nel 1974, in versione arcade, e più tardi, nel 1978, ne fu realizzata una versione portatile.
Il cabinet aveva quattro grandi bottoni circolari dello stesso colore; il giocatore doveva ripetere l’esatta sequenza nella quale questi si accendevano. Ogni volta che la sequenza veniva correttamente completata il gioco la riproduceva di nuovo con l’aggiunta di un bottone.
Touch me non ebbe un gran successo ma Ralph Baer (una delle figure chiave nello sviluppo dei videogiochi, ideatore della console Magnavox Odyssey) ne intuì le potenzialità del concetto di base e ne sviluppò una versione migliorata per la Milton Bradley: il risultato fu il notissimo Simon (lanciato nel 1977).
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Fabio Carletti -
Mercoledì 9 Luglio 2008 alle 14:55

Acorn Computer Ltd, specialmente ai più giovani, non suonerà familiare, ma questa compagnia inglese ha scritto un bel pezzo di storia informatica. Solo un esempio, la sigla “ARM” dei diffusissimi processori sta per “Acorn Risc Machine”, ma di questo torneremo a parlare in futuro.
Agli inizi della sua storia, la Acorn aveva prodotto microcomputer dedicati al calcolo scientifico ma ben presto si rivolse al mercato degli home computer e nel 1980 ottenne un buon successo con l’Atom.
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Mauro Di Gregorio -
Mercoledì 9 Luglio 2008 alle 08:11

Tutte le tastiere del mondo, o quasi, utilizzano lo standard QWERTY o qualche sua variazione. Si tratta di una modalità di disposizione delle lettere che prende il nome dalla posizione delle prime sei a partire da sinistra in alto. Esistono anche altri standard, ma questo è il più diffuso.
Ammettiamolo: ognuno di noi si è domandato almeno una volta come mai sulla tastiera dei computer le lettere sembrino disseminate a casaccio, invece di seguire una più logica progressione alfabetica.
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