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Fabio Carletti -
Martedì 31 Marzo 2009 alle 08:18

David Kaemmer, era un predestinato: nato in Indiana a un’ora di macchina dallo storico circuito di Indianapolis, cresciuto con la passione per i motori e l’informatica.
Nel 1987 con Omar Khudari fonda la Papyrus Design Group che fu presto messa sotto contratto dall’Electronic Arts. I videogiocatori più esperti ricorderanno che Papyrus era sinonimo di simulazione automobilistica e chi ha trascorso ore e ore a limare i tempi di Indy 500 sa cosa intendo.
Indianapolis 500 fu proprio il gioco (pardon, simulazione) con cui i Papyrus fecero il loro straordinario debutto nel 1989. Uscì inizialmente la versione DOS, seguita da quella Amiga nel 1990. All’epoca il concetto di “PC-simulation” non era così scontato, il pubblico era abituato agli arcade e le possibilità di andare incontro a un fallimento (almeno commerciale) erano alte.
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Demetrio Porcino -
Lunedì 30 Marzo 2009 alle 08:43

Nell’Olimpo dei grandi classici che hanno fatto la storia dei videogame, uno dei più strani e divertenti è Burger Time, creato dalla Data East Corporation dell’ingegner Tetsu Fukuda nel lontano 1982. In Giappone il gioco fu dapprima intitolato Hamburger, ma venne poi rinominato Burger Time per la sua esportazione nel mercato USA e occidentale.
Esilarante parodia delle peripezie che un cuoco deve affrontare per “comporre” degli hamburger, il gioco aveva come protagonista lo chef Peter Pepper. Egli doveva salire e scendere attraverso vari piani di gioco per camminare letteralmente sopra alcuni ingredienti necessari a creare un hot dog, in modo da farli cadere nei piatti presenti sul fondo dello schermo.
I nemici presenti erano la parte più esilarante del gioco: si trattava di vero e proprio cibo animato, come Mr. Hot Dog, Mr. Pickle e Mr. Egg, che, in una sorta di “solidarietà” culinaria, provavano in ogni modo ad ostacolare lo chef nel suo compito.
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Fabio Carletti -
Venerdì 27 Marzo 2009 alle 08:17

Universal era una piccola e semisconosciuta compagnia del Nevada quando nel 1980 lanciò Space Panic, un arcade che, sebbene non abbia goduto della fama che meritava, può essere considerato a tutti gli effetti il primo platform-game della storia, anticipando di un anno il famoso Donkey Kong.
Al personaggio controllato dal giocatore manca ancora la capacità di saltare ma sono già presenti tutti gli altri elementi distintivi del genere: le piattaforme disposte in modo irregolare a diverse altezze, collegate da scale e popolate da strane creature.
L’unica arma a nostra disposizione è una pala con cui scavare delle buche che fungeranno da trappola per i nemici che si aggirano nel quadro. Una volta caduti all’interno sarà necessario prenderli a badilate per farli precipitare al livello inferiore ed eliminarli del tutto.
Dal punto di visto tecnico il gioco non presenta particolarità: la piattaforma hardware è basata su una CPU Z80, la grafica ha una risoluzione standard di 192×256 pixel con una palette di 16 colori.
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Barbara Celli -
Giovedì 26 Marzo 2009 alle 08:02

Per anni, Atari parlò di avere in progetto la realizzazione di una versione portatile del sistema ST, ma fu solo verso la fine del 1989 che fu annunciata la nascita di STacy.
Pensato principalmente per un target di musicisti professionali era, infatti, l’unico portatile dell’epoca a disporre di porte MIDI di serie.
STacy completò le caratteristiche base di un ST con la propria CPU integrata, una pratica tastiera, un dispositivo di puntamento di tipo trackball, un hard disk opzionale e uno schermo LCD in bianco e nero da 9″, in grado di operare unicamente in modalità grafica 640×400 (altri standard grafici, potevano essere utilizzati solo ricorrendo ad un monitor a colori esterno).
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Gino Giorgetti -
Mercoledì 25 Marzo 2009 alle 08:37

Venduto da Microsoft a partire dal 1997 e prodotto dagli Ensemble Studios, Age of Empire è uno dei più famosi videogiochi strategici in tempo reale.
Il successo fu tale che Microsoft ne publicò un’espansione, Age of Empire: The Rise of Rome alcuni seguiti (Age of Empire II, Age of Mythology, ecc) e relative estensioni. Vi furono anche moltissime imitazioni più o meno riuscite di questo fortunatissimo titolo.
Guidare la propria civiltà, partendo dall’età della pietra sino al medioevo, occupandosi dell’approvvigionamento di materie prime (carne, legno, oro e pietra), della costruzione degli edifici e dell’arruolamento delle unità da guerra.
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Demetrio Porcino -
Martedì 24 Marzo 2009 alle 08:48

Alla metà degli anni 80, il fenomeno dei videogame si stava imponendo lentamente all’attenzione di un sempre maggior numero di utenti. Poco a poco un settore quasi “clandestino” e riservato a pochi fan si trasformò in un comparto che attraeva e interessava un vasto nucleo di persone.
I videogame non godevano certo di grande pubblicità o di riviste e magazine ad essi dedicati ma lentamente, un investimento dopo l’altro, le cose cambiarono e anche il fronte editoriale si accorse del crescente fenomeno videoludico, diventato ormai abbastanza importante da meritarsi la nascita di numerose pubblicazioni.
In questo ambito, una delle riviste più belle e interessanti, una di quelle che hanno fatto davvero epoca, è stata Zzap!. Nata in Inghilterra nel maggio 1985 col titolo Zzap!64, la prima solida iniziativa editoriale sui videogiochi venne pubblicata in edizione italiana l’anno dopo, col nome Zzap.
La rivista si occupava di videogame prevalentemente per Commodore 64 e Amiga, ma aveva anche uno spazio per i giochi ZX Spectrum, Atari, ed, in genere, per tutto il settore dei computer a 8-bit. Grazie ad una bella grafica, alla piacevole impaginazione e a recensioni puntuali, Zzap! si impose da subito nel mercato italiano e diventò così uno dei punti di riferimento principali del mondo videoludico nostrano.
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Barbara Celli -
Lunedì 23 Marzo 2009 alle 08:39

Il Microprofessor I, introdotto sul mercato nel 1981 dalla MultiTech azienda che, pochi anni dopo, diventerà la ben nota Acer, è un micro-computer a scopo didattico, dalle dimensioni simili a quelle di un dizionario.
In effetti, lo stesso design del MultiTech Microprofessor si discosta dall’idea tradizionale di un classico computer.
Il sistema, costituito da una singola scheda su cui sono assemblati tutti i componenti, è inserito in un particolare case di plastica che, una volta chiuso, può essere facilmente riposto in una libreria.
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Barbara Celli -
Venerdì 20 Marzo 2009 alle 08:41

Nel gennaio del 1980, dopo quattro anni di lavoro top-secret sul sofisticato calcolatore denominato “Capricorn”, la Hewlett Packard mette a punto la sua nuova macchina, l’HP-85.
Inizialmente rivolto ad un ambito professionale, questo computer utilizza un particolare microprocessore a 8 bit in grado di offrire una precisione a dodici cifre, valore di accuratezza impensabile per l’epoca, e combina in un singolo case una piccola stampante termica, una tastiera alfanumerica, un display CRT da 32 caratteri in bianco e nero con monitor da 5″ e un registratore di cassette.
Una delle principali differenze tra HP-85 e gli analoghi sistemi sul mercato, infatti, consiste nell’impiego di cartucce per la lettura e la scrittura di programmi e dati.
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Francesco Ferretti -
Giovedì 19 Marzo 2009 alle 08:00

Nintendo venne fondata nel lontano 1889 da Fusajiro Yamauchi con l’intento di produrre carte da gioco e giochi meccanici, ma si è dovuto attendere ben un secolo ricco di sviluppo tecnologico e informatico per trovare la casa nipponica come l’azienda più importante nella progettazione di console nell’ambito videoludico (ora insieme a Microsoft e Sony).
Negli scorsi articoli abbiamo rivissuto le avventure di Mario in uno dei più celebri giochi a lui dedicati, Super Mario 64, e in questo articolo ci proponiamo di scoprire un altro classico creato anch’esso dalla Nintendo: parliamo di Donkey Kong.
Dall’inconfondibile cravattino rosso, questo gorilla nasce, come molti altri personaggi, dalla fantasia di Shigeru Miyamoto, lo stesso ideatore di Mario, Luigi e Link (per citare alcuni tra i più popolari). La sua prima comparsa risale al 1981 proprio in concomitanza con quella di Mario (allora conosciuto come Jumpman), nello stesso gioco arcade ma con il ruolo di antagonista.
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Fabio Carletti -
Mercoledì 18 Marzo 2009 alle 08:12

RCA (Radio Corporation of America) era negli anni ‘70 uno dei più grandi produttori americani di apparecchi elettronici ma era rimasto tagliato fuori dal nuovo mercato delle console dopo aver colpevolmente snobbato il progetto del “videogame-system” da collegare alla TV proposto da Ralph Baer, che fu qualche tempo dopo concretizzato da Magnavox con la sua storica e strafamosa Odyssey.
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Demetrio Porcino -
Martedì 17 Marzo 2009 alle 08:21

Tredici anni fa, esattamente il 10 febbraio 1996, il mondo si fermò attonito al risultato di una incredibile partita a scacchi fra l’uomo e la macchina. A combattere sulla scacchiera virtuale c’era il campione del mondo di scacchi, il russo Garry Kasparov che sfidava il supercomputer della IBM Deep Blue.
La sfida era fra la migliore mente umana, allenatissima alle sfide ad alta tensione, e il miglior computer esistente all’epoca, il supercomputer IBM Deep Blue con parallelismo a 30 nodi basato su RS/6000 e spinto da 480 processori specifici in tecnologia VLSI appositamente ottimizzati per il gioco degli scacchi.
La sfida era quella fra uomo e macchina, fra l’intelligenza naturale e l’incredibile forza computazionale. Non era la prima volta che una sfida del genere si teneva, ma fino alla sfida del 2004 (quando a sfidare Kasparov fu il predecessore di Deep Blue e cioè Deep Thought) il dominio umano era stato nettissimo e mai messo in discussione.
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Demetrio Porcino -
Lunedì 16 Marzo 2009 alle 08:42

Un innovativo progetto, Keeping Emulation Environments Portable (KEEP), è stato presentato qualche giorno fa per la felicità di tutti gli entusiasti del mondo tecnologico andato. Il progetto, che si avvale della collaborazione di varie entità in tutta Europa, ha ricevuto 3,15 milioni di euro di sovvenzioni dalla Comunità Europea nel Settimo Programma Quadro per la ricerca e sviluppo tecnologico e nasce con l’ambizione di far risorgere tutti i formati usati da file di computer dal 1970 in poi.
La gente non ci pensa due volte a salvare i file in formato digitale - da foto prese con un telefonino ad archivi nazionali o regionali
ha commentato la dottoressa Janet Delve, storica mente informatica dell’Università di Portsmouth e uno dei partner del progetto.
Ma ogni file digitale rischia di essere perso per il degrado oppure per la tecnologia usata per leggerlo che può sparire del tutto.
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Barbara Celli -
Venerdì 13 Marzo 2009 alle 08:36

Secondo computer prodotto dall’azienda elettronica “Northstar”, l’Advantage apparve sul mercato a partire dai primissimi anni ‘80.
Si trattava, in pratica, di un sistema “all-in-one” comprensivo di processore, monitor, tastiera e memorie secondarie.
Definito come un computer quasi “indistruttibile”, il Northstar Advantage sfruttava il microprocessore Zilog Z80 a 4 MHz, possedeva 64K di memoria RAM nonché 16K aggiuntivi di RAM grafica e due floppy disk drive integrati.
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Francesco Ferretti -
Giovedì 12 Marzo 2009 alle 08:36

IBM, prima in accordo con Microsoft e poi in solitaria, nel 1984 iniziò lo sviluppo di un sistema operativo noto come OS/2. L’obbiettivo era quello di sostituire il diffusissimo DOS con un sistema davvero originale e innovativo, frutto della collaborazione tra un colosso come IBM e una Microsoft consapevole del suo potenziale.
La prima versione, commercializzata a partire dal 1987, presentava un’interfaccia testuale, la compatibilità con i software DOS e poteva operare in multitasking. Seguirono le versioni 1.1, 1.2 e 1.3 che apportarono significativi miglioramenti, come ad esempio l’introduzione di un’interfaccia grafica, per non parlare dei primi passi mossi nel mondo a 32 bit, cosa che divenne definitiva a partire da dalla versione 2.0 lanciata nel 1992.
Pochi anni dopo, tra il 1989 e il 1990, Microsoft ruppe l’accordo con IBM concentrando i propri sforzi nello sviluppo di un nuovo sistema operativo, forte anche del successo di Windows 3.0 lanciato proprio in quegli anni. Prendendo spunto dal codice utilizzato per OS/2, del quale ne condivideva comunque la licenza con IBM, diede vita a quella famiglia di sistemi operativi denominata NT, di cui ne faranno parte i più recenti Windows 2000, Me, XP, Vista e Windows 7.
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Fabio Carletti -
Mercoledì 11 Marzo 2009 alle 08:37

Stern Electronics, Pinball Company con sede a Chicago, fece il suo grande debutto nel mercato dei videogiochi arcade nell’ottobre del 1980 con Berzerk, un capolavoro nel genere dei maze-game.
Il designer Alan McNeil prese spunto dai racconti di fantascienza di Fred Saberhagen (”The Berzerker Stories”, da cui deriva il nome del videogame) che narravano la lotta fra gli umani e un esercito di androidi assassini. Si narra che McNeil sognò il suo gioco in “bianco e nero” e così cominciò a svilupparlo, seguendo la sua visione e incurante dei concorrenti “a colori” che (secondo lui) seguivano solo le mode del momento.
Ma in seguito la Stern gli impose di adeguarsi agli standard di mercato: questo fu fatto a valle con un circuito color overlay che colorava i pixel prima che questi venissero visualizzati sul CRT: in altre parole Berzerk può essere considerato tecnicamente monocromatico.
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Demetrio Porcino -
Martedì 10 Marzo 2009 alle 08:52

Il termine pirateria, storicamente usato per l’assalto su navi in cerca di prede nemiche da derubare, è entrato sfortunatamente da tempo a far parte del quotidiano informatico.
È dal lontano febbraio 1976 che si parla di furti informatici e copie illegali di software, da quando sul Volume 2 Issue 1 della newsletter di Homebrew Computer Club, apparve un articolo dell’allora sconosciuto William Henry Gates III, oggi meglio noto come Bill Gates, cofondatore di Microsoft.
Bill Gates aveva passato mesi assieme a Paul Allen a sviluppare un linguaggio di programmazione primordiale, chiamato Altair BASIC e lo vendeva dal New Mexico agli appassionati dei primissimi calcolatori. Tuttavia Gates notava scarse vendite e, analizzando il problema, capì si trattava della mancanza di volontà degli acquirenti nel pagare una licenza e la preferenza a passarsi copie illegali del software.
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Barbara Celli -
Lunedì 9 Marzo 2009 alle 08:58

Popolare shoot ‘em up, apparso prima come coin-op delle sale giochi e poi convertito per le principali console domestiche, Defender fu il primo videogioco ad introdurre il principio di “scorrimento orizzontale”.
La sua comparsa risale al 1980, anno in cui fu disegnato e programmato da Eugene Jarvis, Larry Demar, Sam Dicker, e Paolo Dussault per la Williams Electronics.
Pare che l’ambiente di gioco di Defender sia stato fortemente influenzato da un bizzarro sogno dello stesso Jarvis, spingendolo ad arricchire lo scenario di quegli elementi fantascientifici (umani rapiti da extraterrestri, navi spaziali aliene) che ne decretarono il successo.
Sotto l’aspetto del gameplay, è innegabile che il livello di difficoltà di Defender sia estremamente elevato.
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Barbara Celli -
Venerdì 6 Marzo 2009 alle 08:17

Shinobi, tuttora considerato un classico intramontabile, è indubbiamente uno dei titoli più fortunati fra quelli editi dal colosso giapponese SEGA.
Apparso nelle sale giochi a partire dal 1987, ha mantenuto vivo il proprio successo grazie alle numerose conversioni per le principali piattaforme dell’epoca (come “Atari ST”, “Commodore 64″ e “Sega Master System”, giusto per citarne alcune) e grazie a un flusso costante di sequel che si protrae fino ai nostri giorni.
Includere Shinobi nel genere videoludico dei beat’em up, come invece fecero gran parte delle riviste specializzate in quel periodo, è decisamente fuorviante. Per essere più precisi, potremmo definire il titolo come un Run and Gun, sviluppato su una classica struttura a due dimensioni con scrolling orizzontale.
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Demetrio Porcino -
Giovedì 5 Marzo 2009 alle 08:09

Stephen Gary Wozniak, spesso amichevolmente chiamato: “Woz”, è uno fra i miti del mondo dell’informatica moderna. Uscito dall’anonimato degli ultimi anni, il genio informatico diventerà a giorni uno fra i protagonisti della trasmissione TV americana Dancing with the Stars (Ballando fra le stelle), un programma di varietà che mette in gara tanti aspiranti ballerini famosi per altre doti.
Nel suo ritorno sull’etere del 9 marzo, Wozniak dal laboratorio salta direttamente nella sala da ballo, davanti a milioni di spettatori. È comunque doveroso ricordare le gesta del fondatore di Apple.
Il geniale inventore californiano, appena ventenne, conobbe Steve Jobs all’inizio deli anni 70 lavorando alla Atari e con lui si dedicò con passione alla progettazione di schede di PC assemblate a costi talmente ridotti da poter diventare dei computer da casa. Fra esperimenti e prototipi pagati vendendo tutti i propri oggetti più cari (ad esempio la macchina di Jobs), i due giovanissimi appassionati crearono le basi per l’Apple I, il primo computer commerciale rivale dell’Altair 8800.
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Fabio Carletti -
Mercoledì 4 Marzo 2009 alle 08:41

Quando David Crane fu assunto all’Atari nel 1977, la compagnia aveva appena completato il processo di maturazione, da start-up della Silicon Valley a multinazionale orientata al mercato di massa dell’intrattenimento. Nolan Bushnell, lo storico fondatore, era stato costretto a vendere alla Warner per procurarsi i fondi necessari al lancio del VCS.
Racconta Crane:
All’inizio era un posto magnifico in cui lavorare, creavamo giochi all’avanguardia e si definivano gli standard di una nuova industria. Ma la nostra creatività fu presto soffocata dalle logiche di una grande azienda che cura esclusivamente i bilanci, il nuovo CEO voluto da Warner aveva molto poco in comune con la mentalità di noi programmatori, continuava a promettere bonus e incentivi che non intascammo mai. La gratificazione in un ambiente di lavoro è fondamentale, e il mio umore era già abbastanza basso. Quando lessi che i giochi di cui avevo curato lo sviluppo e di cui ero l’unico responsabile avevano fatto incassare alla società decine di milioni di dollari mentre io lavoravo nel completo anonimato con un salario di $20,000. Qualcosa non quadrava, era evidente.
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