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Fabio Carletti -
Venerdì 30 Gennaio 2009 alle 08:28

Missile Command è annoverato di diritto tra le pietre miliari della storia videoludica e ultimamente sta vivendo una nuova giovinezza grazie alle conversioni per i più disparati sistemi d’intrattenimento, iPhone compreso.
Il lancio della versione originale risale al giugno 1980, realizzata da Dave Theurer per l’Atari e concesso in licenza alla Sega per il mercato giapponese.
Inizialmente chiamato “Armaggedon”, Missile Command fu concepito in un periodo in cui i rapporti tra Stati Uniti e Russia erano particolarmente tesi, in pieno clima di guerra fredda.
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Barbara Celli -
Giovedì 29 Gennaio 2009 alle 08:24

Con l’intento di scalfire la supremazia di Atari nel mercato video-ludico, nel 1977 il team Midway (divisione di videogiochi della casa produttrice Bally) realizza il Bally Astrocade, una console a cartucce dotata di migliori prestazioni grafiche e audio.
Originariamente chiamata Bally Home Library Computer, fu inizialmente disponibile solo tramite ordine postale.
Poco dopo, prima di giungere al nome a noi più noto, la console venne ribattezzata Bally Professional Arcade è iniziò ad apparire in diversi negozi, raggiungendo un elevato volume di vendita.
Si trattava, sostanzialmente, di un sistema basato sul microprocessore Zilog Z-80, a metà strada fra una console da gioco professionale e un microcomputer.
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Fabio Carletti -
Mercoledì 28 Gennaio 2009 alle 08:44

Quando la popolarità di Pong iniziò la parabola discendente e la Fairchild introdusse il Channel-F (la prima console ad usare cartucce ROM), Atari realizzò che il mercato dei videogiochi casalinghi stava per subire degli stravolgimenti a cui si sarebbe dovuta adeguare in fretta per mantenere la sua leadership.
Era tramontata l’era delle console che erano in grado di eseguire un singolo gioco, così nel 1976, Atari avviò il progetto Stella, una nuova piattaforma per videogiochi su cartuccia.
Durante la fase di sviluppo Atari investì molte risorse ma i fondi non erano sufficienti per completare il progetto e metterlo in produzione. Nolan Bushnell, lo storico fondatore dell’Atari, alla disperata ricerca di capitali, decise di vendere in blocco tutta la compagnia alla Warner Communications per 28 milioni di dollari nell’ottobre del 1976.
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Barbara Celli -
Martedì 27 Gennaio 2009 alle 08:16

Correva l’anno 1963 quando Philips introdusse la musicassetta K7 riscuotendo un successo quasi immediato, grazie alla sua maggiore economicità e maneggevolezza rispetto ai nastri a bobine.
Il modello Philips EL-3302, più comunemente noto come Philips K7(dal nome dell’omonimo standard), fu uno dei primi apparecchi ad utilizzare il nuovo formato.
Si trattava, in pratica, di un registratore compatto e portatile, dotato di un singolo pomello per regolare la riproduzione, l’avanzamento veloce e il riavvolgimento delle cassette.
Rispetto ai suoi predecessori, il Philips K7 vantava qualità decisamente superiori.
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Fabio Carletti -
Lunedì 26 Gennaio 2009 alle 08:29

Fairchild Semiconductor fu fondata nel 1957 come una sussidiaria della Fairchild Company per sviluppare circuiti integrati basati su quel materiale che diventò il simbolo dell’innovazione di quegli anni: il silicio. In questa azienda giocarono un ruolo fondamentale due personaggi di cui avrete sicuramente sentito parlare,Robert Noyce e Gordon Moore, i futuri fondatori dell’Intel.
Verso la metà degli anni ‘70 la Fairchild, forte della sua esperienza nei circuiti ad alta integrazione, decise di fare il suo ingresso nel segmento dei microprocessori con l’F8, una CPU a 8bit a 1,78 MHz.
Questa CPU trovò immediata applicazione in campo videoludico e avviò una vera rivoluzione del mercato.
Nell’agosto del 1976 la Fairchild lanciò la sua console Channel-F VES (Video Entertainment System), bruciando sul tempo la RCA che aveva in cantiere un progetto simile.
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Francesco Ferretti -
Venerdì 23 Gennaio 2009 alle 08:13

Ormai fa parte della quotidianità entrare nella nostra automobile e accendere la radio: è divenuto un gesto abituale, la vendono nel kit base e anche per coloro che, nonostante i tempi, con la tecnologia hanno poco a che fare, l’autoradio fa parte della nostra quotidianità. Ma quando nasce l’idea?
L’autoradio nasce nel 1930 quando i fratelli americani Paul e Joseph Galvin produssero la prima radio concepita per l’automobile che prese il nome di Motorola in relazione al concetto di “Sound in Motion” (suono in movimento), nome che poi divenne nel 1947 l’identificativo della celebre azienda che tutti noi conosciamo.
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Francesco Ferretti -
Giovedì 22 Gennaio 2009 alle 08:54

Fu concepito nel 1969 e un paio di anni più tardi, nel 1971, Sony lanciò i primi modelli di videoregistratori professionali U-Matic, un formato analogico usato per la riproduzione su nastro magnetico contenuto in videocassette, predecessore d’eccellenza del futuro Betacam (1982).
U-Matic fu un prodotto brevettato inizialmente da Sony ma standardizzato con la collaborazione di National Panasonic, JVC, Hitachi e altre aziende non nipponiche, anch’esse operanti nel medesimo settore, e la sua destinazione commerciale non era rivolta ad un pubblico qualunque ma fortemente orientato al settore professionale: possiamo tranquillamente affermare che fu largamente utilizzato per decenni dalle televisioni private e pubbliche, locali e non, prima di esser sostituito dal Betacam e dalle più moderne apparecchiature.
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Barbara Celli -
Mercoledì 21 Gennaio 2009 alle 08:02

Loom, progetto video-ludico sviluppato da “Brian Moriarty” (già noto come autore di varie avventure testuali di successo) e pubblicato dall’allora “Lucas Film Games” nel 1990, fu una delle prime avventure grafiche ad utilizzare l’applicazione SCUMM.
Diversamente da altri adventure games, Loom rappresenta un sistema di gioco innovativo, basato su una complessa storia in stile fantasy, resa decisamente cinematografica grazie all’impiego di accurate inquadrature e di una fluida narrazione.
Altrettanto originale è la modalità di gioco: le azioni non sono legate all’immissione di comandi particolari o alla combinazione di oggetti, ma sono bensì dipendenti dalla riproduzione corretta di un motivo musicale di quattro note, svincolando l’utente dalla classica interfaccia delle graphic adventures.
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Gino Giorgetti -
Martedì 20 Gennaio 2009 alle 14:06

La famosa Blue Screen of Death, una delle schermate che gli utilizzatori del sistema operativo Windows non vorrebbero mai vedere comparire.
Detta anche BSoD o semplicemente Schermata Blue indica un errore critico che non risolvibile a livello del kernel, errore generato dal kernel stesso o da un driver.
Nei manuali di sviluppo Windows viene anche chiamata bug check: la sua funzione è quella di mostrare un messaggio che indica agli sviluppatori dove e come si è verificato l’errore, tramite la stampa a video di un codice contenente il nome simbolico dell’errore e quattro valori che dipendono dall’errore. In più, a seconda dell’errore, può essere mostrato anche il percorso dell’errore e il driver che lo ha causato.
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Gino Giorgetti -
Lunedì 19 Gennaio 2009 alle 08:59

Nel XV secolo Johannes Gutenberg iniziava la sperimentazione della stampa a caratteri mobili che avrebbe rivoluzionato il modo di stampare libri.
Nel 1971 Michael Hart avviava il Progetto Gutenberg per la realizzazione di una biblioteca elettronica con testi liberamente riproducibili, quelli che oggi chiamiamo eBook.
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Francesco Ferretti -
Venerdì 16 Gennaio 2009 alle 15:16

Era il giugno 1996 quando in Giappone fece la sua comparsa un videogame destinato ad un enorme successo, dalle caratteristiche innovative, una grafica straordinaria, un ottimo gameplay e divertimento a non finire: stiamo parlando di Super Mario 64, realizzato ovviamente per la console Nintendo 64.
Il gioco fu prodotto anche per il mercato americano dove uscì nel settembre dello stesso anno e per il mercato europeo che, come spesso accade, dovette attendere l’anno successivo, per l’esattezza il marzo del 1997, ma veniamo alla trama di questo titolo.
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Fabio Carletti -
Venerdì 16 Gennaio 2009 alle 09:26

Da Pong ad Asteroids, durante un arco temporale di circa sette anni, nei videogiochi arcade furono portate una serie di innovazioni tecnologiche che permisero di evolvere l’animazione di un blocco di pixel in qualcosa di molto più complesso, con la possibilità di implementare gameplay più coinvolgenti.
Comunque, almeno in campo videoludico, nel 1980 la grafica 3D con visuale in soggettiva sembrava ancora fantascienza.
Alcuni tentativi erano stati fatti in passato con Night Driver (e i suoi illustri predecessori) in cui la visuale era sì in prima persona ma la grafica 2D dava solo l’idea della tridimensionalità.
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Barbara Celli -
Giovedì 15 Gennaio 2009 alle 16:34

Nel 1984, più precisamente il 28 giugno, Compaq rilascia il primo di una fortunata serie di PC desktop, il Deskpro.
Si trattava di un computer a 16-bit, basato su un microprocessore Intel 8086 a 7.14 MHz.
Dotato di un hardware integrato, combinava la scheda video a colori Color Graphics Adapter con una Monochrome Display Adapter ad alta risoluzione.
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Barbara Celli -
Giovedì 15 Gennaio 2009 alle 08:42

Il Commodore Dynamic Total Vision, più comunemente conosciuto come CDTV, è sostanzialmente un ibrido fra un computer (per la prima volta comprensivo di un lettore CD-ROM di serie) e una macchina pensata per l’intrattenimento domestico.
Apparso sul mercato a partire dal 1991, ha rappresentato uno dei tentativi di Commodore di imporsi nel mercato dell’elettronica di consumo.
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Barbara Celli -
Mercoledì 14 Gennaio 2009 alle 12:10

La “Mini“, prodotta e commercializzata da Casio, a partire dal 1972, è stata una fra le prime calcolatrici tascabili apparse sul mercato, intenzionalmente progettata per conquistare un target differente rispetto a quello dell’uso professionale.
Sebbene fosse limitata nelle proprie funzionalità, la Casio Mini ha segnato profondamente l’evoluzione del mercato delle calcolatrici.
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Gino Giorgetti -
Martedì 13 Gennaio 2009 alle 17:20

La campagna pubblicitaria fu veramente impressionante, le TV di tutto il mondo vennero tempestate da pubblicità che lasciavano a bocca aperta gli appassionati.
Windows 95 venne lanciato il 24 agosto 1995, presentato da Bill Gates come il sistema operativo che avrebbe rivoluzionato il modo di usare i PC, ed ebbe ragione, perché in breve tempo questo sistema operativo invase il mercato diventando il più diffuso del momento.
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Barbara Celli -
Martedì 13 Gennaio 2009 alle 08:49

Nel 1991 Sega commercializza Time Traveler, presentandolo come il primo coin-op olografico mai realizzato.
Lo sviluppo fu curato dallo stesso Rick Dyer che, qualche anno prima, insieme a Don Bluth e Cinematronics, aveva messo a punto il fortunato “Dragon’s Lair”.
Tecnicamente, Time Traveler fu un vero e proprio ologramma ma sfruttava un’efficace illusione ottica: si trattava di un laser game stereoscopico, in cui le immagini acquistavano un aspetto tridimensionale grazie alla loro proiezione su di uno speciale schermo riflettente parabolico.
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Barbara Celli -
Lunedì 12 Gennaio 2009 alle 17:31

Nata come console concorrente del più costoso Game Boy di Nintendo, Watara Supervision comparve sul mercato a partire dal 1992 in una speciale confezione comprendente anche un gioco battezzato come CrystBall, molto simile al noto Breakout.
Si trattava, in pratica, di un handheld game in bianco e nero il cui nome, Supervision, stava ad indicare la maggiore visuale offerta dal pratico schermo pieghevole di cui era dotato.
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Fabio Carletti -
Lunedì 12 Gennaio 2009 alle 09:35

Galaxian, prodotto da Namco nell’ottobre del 1979, fu il videogame che consacrò il genere degli “shoot-em-up” riprendendo tutti gli elementi introdotti l’anno precedente dalla Taito con “Space Invaders”, portandoli ad un livello di complessità superiore grazie ad una serie di migliorie e innovazioni tecniche.
La dinamica di gioco era molto più varia: le variopinte navicelle aliene, pur seguendo degli schemi
fissi, attaccavano con diverse formazioni, singolarmente o a gruppi di tre, sparando verso l’astronave controllata dal giocatore, la mitica “Galaxip”.
Galaxian è passato alla storia per essere stato il primo videogame “realmente” a colori, cioè con i pixel generati direttamente in RGB e non colorando il display… in realtà questo primato è del tutto falso poiché di giochi a colori ne erano già stati prodotti diversi, ma siamo comunque di fronte al primo esempio di “multicolor sprite”.
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Fabio Carletti -
Venerdì 9 Gennaio 2009 alle 15:26

Death Race appartiene a quella categoria di giochi che non viene ricordata per le innovazioni tecnologiche o il successo di pubblico, ma piuttosto per le polemiche suscitate immediatamente dopo la sua fugace apparizione.
Ma andiamo con ordine, siamo nel 1976 e Howell Ivey, al timone della piccola compagnia Exidy (Excellence in Dynamics), decise di sfruttare il successo del film Death Race 2000, riprendendone il concept e il nome, buttandosi sul mercato con questo controverso videogame.
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